Sabato 19
novembre 2005 alle ore 17:30
si apre presso il CACT Centro
d’Arte Contemporanea Ticino a Bellinzona la mostra tematica
LE
DEFINIZIONI DELL’INVISIBILE 1 / THE DEFINITIONS OF THE INVISIBLE
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Maurizio
Anzeri, Daniel Bolliger, Andrea Crosa, Gianluca Monnier
Il filo rosso
della mostra è quello di indagare – all’interno della produzione
artistica attuale – su taluni temi in rapporto al linguaggio e
al mezzo espressivo che gli autori stessi utilizzano per
realizzarli. Dopo gli anni ’90, periodo storico in cui si
sosteneva la nascita ed il rafforzamento di un concetto
globalizzante e internazionale sostenuto dal mercato, la nostra
ricerca – dopo i cambiamenti politici avvenuti nei recenti anni
passati – è piuttosto incline ad identificare l’atto di
riappropriarsi di un valore culturale maggiormente individuale
e/o legato ai temi universali dell’uomo.
Dentro
l’universo dell’esubero comunicazionale/informativo, ecco che
gli autori d’arte ribadiscono la propria centralità e quella
dell’essere umano in rapporto alla società. La ricerca su temi
importanti e quella dello sviluppo di nuovi linguaggi ha
ispirato in parte il titolo di questa mostra. E’ raffinata e
intelligentemente sottile la definizione, grazie a molteplici
mezzi di produzione, di concetti interiori quasi inesprimibili;
visioni intimiste che ognuno di noi ha dentro di sè.
L’esposizione cerca di esprimere una visione “altra”, ma
profonda, della vita, quel sottile “teatro magico”, che – in una
società coagulatasi sempre più attorno alla banalità e
all’evasione – ci fa rivedere quanto della nostra vita abbiamo
dimenticato o rimosso attraverso approcci e linguaggi diversi.
Definire
l’invisibile è una delle più forti ambizioni dell’uomo.
Le opere
dell’artista inglese Maurizio Anzeri (1969) costituiscono
una ibridazione di alcuni mezzi e linguaggi; l’uso di un
materiale come il capello per la realizzazione dei due lavori
esposti ed il significato che si dà all’opera finita. Little
Black Dress (2002) e Strait Jacket (2004) sono due
abiti cuciti con un materiale che richiama la parte morta del
corpo. Con esso M.A. opera in maniera ludica, ma sarcastica,
creando un abito da sera, un gioco di seduzione con il concetto
di morte suggerito dal materiale impiegato (una sorta di inutile
gioco sociale), mentre per Strait Jacket il tema legato
all’identità – l’abito appunto – si sovrappone al concetto di
morte mentale.
Con le sue
opere video Daniel Bolliger (1976) rinuncia a creare un
vero e proprio copione filmico, un fil rouge stilistico
e/o tematico preciso. Egli invade e si appropria dell’ambito più
intimista delle percezioni, non senza riferimenti al corpo,
all’essere: il suo lavoro ha in sé riferimenti alla pittura, al
clip, documenta e approfondisce gli aspetti performativi
dell’arte, senza mai parlare apertamente di pittura, o di film o
di performance, bensì superando ciò che sembra essere il limite
dello stile. La sua opera è necessaria per riportarci a noi
stessi e per fuggire un immaginario icono-artistico scontato.
L’approccio di
Andrea Crosa (1949) alla tematica è interessante. Egli
riflette (sul)la pittura, stile di cui l’artista italiano nato a
Buenos Aires ha un’ottima conoscenza. Di lui il CACT espone due
tele raffiguranti due architetture di interni risalenti agli
anni ’70. Già allora A.C. si occupava di metarealtà dei suoi
soggetti, della sospensione del tempo e del rapporto
finzione/realtà, micro/macro, oggettivo/soggettivo. Similmente
ai temi sviluppati nella sua recente esposizione personale al
Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova, l’artista
disegna presenze invisibili e al contempo angoscianti dietro
un’immagine fuori da strutture temporali, pur ribadendo il
concetto di riconoscibilità della sua opera. Il suo terzo lavoro
in mostra è un video.
Il video
titolato Scart (2005) e l’installazione video
Timecodedeath (2005) di Gianluca Monnier (1971)
costituiscono per l’artista l’ennesima valvola di salvezza per
liberarsi da una quotidianità catodica soffocante e da una
società della produttività sempre più dominata da poteri
apparentemente anonimi e comunicatori del nulla. L’informazione
sostituisce la comunicazione e si stratifica nel tempo per
diventare un ammasso di rifiuti, grottesco e privo di
significato.
La mostra è
visibile per il pubblico fino al 5 febbraio 2006 da venerdì a
domenica dalle 14 alle 18 o su appuntamento.
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Daniel
Bolliger, tränenwechselrythmus, video
still, 2005.
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